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Stellite PLANCK

Da tempo immemorabile l’uomo è attratto dalla vastità misteriosa dell’universo. Era il 1964 quando Arno Penzias e Robert Wilson individuarono per la prima volta la radiazione cosmica di fondo, ovvero la radiazione fossile del Big Bang.

Nei primi anni novanta, le immagini inviate dal satellite COBE permisero di vedere piccole variazioni di temperatura nell’Universo  e segnarono un momento cruciale per la Cosmologia: attraverso una “macchina” era possibile verificare in modo concreto, con metodi di indagine osservativi, ciò che, fino ad allora, si era asserito in modo teorico. L’indagine si è fatta più accurata nei primi anni del terzo millennio con il satellite WMAP, che ha fornito una mappa del nostro Universo assai più precisa rispetto a COBE.

Oggi l’indagine scientifica ci consente di sondare le profondità dello spazio e del tempo cosmico a livelli che sarebbero stati inconcepibili anche soltanto nel passato recente. A partire del 2009 il telescopio spaziale Planck dell’Agenzia Spaziale Europea, realizzato con un decisivo contributo italiano, rappresenta l’attuale frontiera nello studio della cosmologia. Dopo quattro anni di osservazioni dalla sua orbita a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, Planck ha prodotto la più profonda immagine dell’universo primordiale mai realizzata, la quale è stata diffusa in una conferenza stampa all’ESA il 21 Marzo scorso. Grazie ai suoi sofisticati strumenti, raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto, Planck è in grado di rivelare con grande precisione la prima luce dell’universo, rilasciata nello spazio 14 miliardi di anni fa. La mappa di Planck ci mostra letteralmente una fotografia dell’universo neonato, quando la sua età era lo 0.003% dell’età attuale. L’analisi di quella immagine ha consentito agli scienziati di misurare accuratamente gli “ingredienti” dell’universo (l’abbondanza delle diverse forme di materia e di energia che lo costituiscono), la geometria globale dello spazio, la dinamica dell’espansione cosmica, e di risalire alla “data di nascita” dell’universo, che risulta essere di 13.82 miliardi di anni, con l’incredibile precisione dello 0.5%.

Le rilevazioni fatte hanno raggiunto una risoluzione migliore ed ha confermato la sostanziale correttezza del modello standard, ritoccando, però, la distribuzione quantitativa delle componenti del nostro Universo. La materia barionica, quella per così dire “normale” di cui sono fatte le stelle, le galassie, la Terra e anche noi, sale al 4,9% dell’intero Universo. Anche la quantità di materia oscura viene ritoccata al rialzo e passa al  26,8%, mentre l’energia oscura cede qualche punto percentuale e si attesta al 68,3%.

L’analisi dei dati è tuttora in corso, e altre domande si sono aperte. La meraviglia che da sempre spinge l’uomo a una indagine sempre più profonda del cosmo non si attenua, anzi cresce e si approfondisce ad ogni passo di nuova conoscenza.

I dati forniti da Planck, hanno, inoltre, permesso di modificare il valore della costante di Hubble. Tale dato ci informa sulla “velocità” di espansione dell’Universo e, dunque, sulla sua età: 13,82 miliardi di anni!!!!