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CELLULE IMMUNITARIE COME SCIAMI DI API

Dopo aver identificato un agente patogeno, i linfociti T si aggregano per scambiarsi informazioni.

Quando un’ape trova un campo di fiori ricco di nettare, ritorna all’alveare e con la straordinaria danza a 8 comunica alle compagne la posizione del cibo. In modo analogo, i linfociti T, dopo aver individuato un agente patogeno, si aggregano per scambiarsi informazioni sulla minaccia rilevata, così da coordinare la risposta immunitaria.

Le cellule nella fase di aggregazione costruiscono una sorta di memoria collettiva, che servirà al sistema immunitario per riconoscere virus o batteri anche a distanza di anni dalla prima esposizione.

Linfociti T

Linfociti T

Recenti studi, condotti presso l’Università della California a San Francisco, hanno dimostrato che, dopo aver trovato agenti estranei a livello dei linfonodi, le cellule T entrano in una fase detta “periodo di differenziazione critica”, che si manifesta da poche ore a un giorno dal rilevamento della minaccia. In questa fase i linfociti si riuniscono per condividere quello che hanno scoperto sul nuovo patogeno e aiutare il sistema immunitario a innescare una risposta adeguata alla minaccia.

La condivisione cellulare di informazioni è alla base dell’efficacia dei vaccini e ora sarà possibile pensare a come entrare nella conversazione per potenziare la risposta immunitaria oppure impedire la formazione di una memoria per cercare di prevenire le malattie autoimmuni.

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