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Dal tramonto all’alba

L’orologio biologico delle piante dipende più da condizioni ambientali che da fattori endogeni.

Nel 1730, Linneo creò un orologio floreale basato sui ritmi circadiani, cioè quei ritmi il cui ciclo dura approssimativamente 24 ore. In quegli anni si iniziò a ipotizzare che questi ritmi non dipendessero solo da stimoli esterni, ma anche da un orologio interno all’organismo. Oggi sappiamo che è così: i ritmi circadiani sono influenzati non solo dall’ambiente, ma anche da un sistema multioscillatorio endogeno, generato dagli orologi biologici delle singole cellule e dalle interazioni biochimiche intercellulari che ne consentono la sincronizzazione.
Ma qual è il peso il peso delle due componenti, ambientale ed endogena, nel regolare questi ritmi?
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio che colma questa lacuna.
I ricercatori hanno indagato geni noti per essere espressi solo di giorno o di notte su singole foglie di Arabidopsis thaliana e sono riusciti a stimare l’attività di questi geni a livello cellulare e a quantificarne la “coerenza di fase”: più è bassa , minore le interazioni biochimiche intercellulari.
Questo significa che la continua esposizione alla luce di foglie cresciute in condizioni di luce-buio, provoca una desincronizzazione delle interazioni biochimiche cellulari. Si è così dimostrato che l’orologio biologico delle foglie dipende più dalle condizioni ambientali che da meccanismi endogeni.
Giunti a tal punto, dovremo porci domanda in più riguardo l’inquinamento luminoso.    

Dal tramonto all'alba.

Dal tramonto all'alba.

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